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sabato 13 febbraio 2016

Vittime di reato. In vigore il decreto 212/2015 per la tutela processuale della persona offesa dal reato.

Con il recente D. Lgs. 15 dicembre 2015 n. 212, pubblicato sulla G.U. n. 3 del 5 gennaio 2016 lo Stato italiano giunge finalmente a dare attuazione alla Direttiva 2012/29/UE in tema di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato che aveva previsto norme minime che assicurino alle vittime adeguati livelli di tutela e assistenza nelle fasi di accesso e partecipazione al procedimento penale e al di fuori di questo ambito.




Secondo la Direttiva europea del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012  la vittima di reato è il soggetto che abbia direttamente subito un danno dal compimento di un reato e nella tutela sono compresi anche i suoi familiari, compresi i conviventi, in caso di decesso della persona offesa.

Il decreto 212 in vigore dal 20 gennaio 2016 introduce la disposizione per cui il giudice, in caso di dubbio sull’età, può disporne d’ufficio l’apposito accertamento e se il dubbio permane si presume in via garantistica la minore età della persona offesa.

Al fine di permettere la partecipazione della vittima al processo, il decreto attuativo estende alcune prerogative processuali riservate ai portatori di handicap o ai sordomuti alla vittima di reato che non conosca la lingua italiana riconoscendole il diritto di comprendere gli atti necessari alla partecipazione al processo e di essere compresa ab initio dall’autorità di polizia giudiziaria.

Il decreto modifica il codice di procedura penale inserendo alcune disposizioni per l’assistenza linguistica in base alle quali alla vittima vengono garantiti servizi gratuiti di interpretariato, nel corso dell’intero processo penale e di traduzione degli atti essenziali all’esercizio dei propri diritti.

La persona offesa ha diritto di ricevere le informazioni dall’autorità procedente in una lingua che le sia  comprensibile ovvero si assicura un tempestivo avviso di informazioni concernenti sia le fasi essenziali del procedimento penale sia dell’eventuale fase cautelare.

Il decreto 212 integra la disciplina delle comunicazioni sulle misure di protezione prevedendo che, nei procedimenti per delitti commessi con violenza alla persona, sono immediatamente comunicati alla persona offesa che lo richieda l’avvenuta scarcerazione o la cessazione delle misure restrittive applicate all’ autore del fatto nonché tempestivamente la notizia dell’evasione dell’imputato in stato di custodia cautelare o del condannato, la volontaria sottrazione di questi alla detenzione.
Queste comunicazioni tuttavia potranno essere eccezionalmente omesse qualora risulti il pericolo concreto di un danno per l’indagato, imputato o condannato.

E’ previsto inoltre che la vittima del reato sia posta a conoscenza della possibilità che il procedimento sia definito con remissione di querela nonché sia informata sugli strumenti della cosiddetta giustizia riparativa come la mediazione o i servizi assistenziali di carattere sociale come ad esempio i centri di accoglienza.

Viene introdotta la facoltà per la vittima di impugnare le sentenze di non luogo a procedere ex art. 425 c.p.p. che hanno essenzialmente lo scopo di evitare che giungano alla fase del giudizio vicende in relazione alle quali emerga l'evidente infondatezza dell'accusa.

Il decreto introduce nel codice di rito l’art. 90-quater la “condizione di particolare vulnerabilità" che può essere desunta dall’età e dallo stato di infermità o di deficienza psichica, dal tipo di reato, dalle modalità e circostanze del fatto per cui si procede.

Inoltre il giudice dovrà tener conto se il fatto risulta commesso con violenza alla persona o con odio razziale, se è riconducibile alla criminalità organizzata o al terrorismo, anche internazionale,  tratta degli esseri umani, se evidenzia finalità di discriminazione e, si sottolinea, se la persona offesa è affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall’autore del reato.

Per la vittima cui è riconosciuto lo stato di vulnerabilità sono previste forme di tutela che le consentano di prendere parte al processo senza dover scontare le conseguenze negative derivabili da una sua testimonianza.

Il decreto modifica la disciplina dell’incidente probatorio e della prova testimoniale attraverso modalità protette, disponendo l’applicazione di specifiche tutele previste in tutti casi in cui si proceda all’esame di una vittima rientrante nella categoria di vulnerabilità.
Pertanto qualora la persona offesa versi in  condizione di  particolare  vulnerabilita', anche su istanza di questa, il  pubblico  ministero può chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della sua testimonianza.

Non resta ora che confidare in una attenta applicazione nelle aule di giustizia delle disposizioni descritte a tutela delle vittime di reato. 


studiolegaledevaleri@gmail.com

mercoledì 7 dicembre 2011

Giustizia riparativa. Progetto Sicomoro. "Tra le mura dell'anima" presentazione Roma 9 dicembre 2011 Provincia di Roma, palazzo Valentini.


Se parliamo di giustizia riparativa piuttosto che il reato mettiamo in primo piano l'autore del fatto criminoso e i danni che ha provocato alle vittime, proponendo l'eliminazione delle conseguenze del fatto criminoso mediante un'attività che si concretizza, ove possibile, nella restituzione di quanto sottratto oppure in un risarcimento pecuniario o l'esecuzione di prestazioni a favore delle vittime o di un servizio utile alla comunità.
Nel diritto italiano i principi della giustizia riparativa sono applicati nel processo penale minorile e nei procedimenti penali di competenza del giudice di pace.

Ai lettori del blog segnalo con vivo piacere ed invito a partecipare all'incontro che avrà luogo venerdì 9 dicembre 2011 a Roma presso la sede della Provincia di Roma, Palazzo Valentini, via IV Novembre 119A, per la presentazione del libro scritto da Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia e direttore dell'Associazione Rinnovamento nello Spirito Santo, e Carlo Paris, membro del consiglio direttivo di P.F. Lombardia.
L'evento, aperto al pubblico, si svolgerà dalle 16.30 nella sala Mons. Di Liegro.

Il titolo del libro,Tra le mura dell'anima, Sabbia Rossa Edizioni, è significativo e le testimonianze raccolte dagli autori non lasceranno indifferenti i lettori, senza distinzioni di età o di cultura, rappresentando uno quadro fedele di una realtà poco conosciuta, spesso rimossa, occasione di riflessione e di crescita che si traduce in un insegnamento di vita.
Marcella e Carlo ripercorrono le tappe del primo progetto Sicomoro, il nome deriva dall'episodio del vangelo di Luca che vide protagonisti Gesù e Zaccheo, promosso in Italia da Prison Fellowship Italia svoltosi nel carcere di Opera a Milano.
I detenuti si sono incontrati, alla presenza di un equipe di tre facilitatori, volontari del progetto Sicomoro, per otto sessioni settimanali con i familiari delle vittime dei reati e hanno compiuto insieme un percorso di perdono, guarigione,rieducazione e restituzione.

Il progetto Sicomoro nasce all'interno di Prison Fellowship International, organizzazione cristiana, nata negli Stati Uniti nel 1976 a sostegno dei detenuti, oggi presente in 115 nazioni, nel 2010 è nata la sezione italiana, strumento di evangelizzazione all'interno delle carceri non solo a vantaggio dei ristretti ma anche quale sostegno per le vittime dei reati e i loro familiari.
L'obiettivo del progetto Sicomoro, che in Italia si è di recente concluso anche nella casa circondariale di Rieti, è comprendere,sanare le ferite,correggere, portare benefici alle vittime, ai trasgressori, al sistema di giustizia penale e alla comunità riducendo il rischio della recidiva dei reati.

Come consulente giuridico di Prison Fellowship Italia a coloro che vogliono conoscere gli scopi e le attività dei volontari del progetto Sicomoro e approfondire il tema della giustizia riparativa, nel diritto anglosassone definita Restorative Justice, segnalo i siti www.prisonfellowshipitalia.it e www.pfi.org

L'incontro di venerdì 9 dicembre è l'occasione per prendere coscienza attraverso le testimonianze degli autori, entrati personalmente nel carcere come facilitatori nelle sessioni del Progetto Sicomoro, di come si può superare il male compiuto e subito, i trasgressori possono ottenere il perdono tramite il pentimento e la restituzione del maltolto possibile e le vittime sono condotte sulla via della guarigione,il rinnovamento e la libertà dall'odio, verso il perdono.

Per tutti coloro che si trovano a Roma un occasione da non perdere.

Ai lettori del nord Italia segnalo il successivo incontro di presentazione del libro che si svolgerà a Torino il 20 gennaio 2012 alle ore 21.00 presso il teatro S.Secondo.
Il ricavato della vendita di "Tra le mura dell'anima", acquistabile in libreria o contattando la sede di Roma di PFIt, verrà impiegato per sostenere le spese del Progetto Sicomoro.

Associazione di volontariato Prison Fellowship Italia Onlus, via degli Olmi,62 00172 Roma, tel. 062305773 - mail segreteria@prisonfellowshipitalia.it