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sabato 3 dicembre 2016

Diritto dell'Editoria. A Roma la fiera nazionale della Piccola e Media editoria dal 7 dicembre.

Segnalo con piacere ai lettori del blog la Fiera nazionale della Piccola e Media editoria che si svolgerà a Roma, palazzo dei Congressi, dal 7 all'11 dicembre 2016.
"Più libri più liberi è una manifestazione fieristica caratterizzata, sin dalla sua prima edizione, dalla possibilità di accostare al ruolo di vetrina e mostra-mercato, quello di dibattito e confronto professionale sui temi legati al mondo del libro e dei contenuti editoriali.

Un’occasione – unica nel nostro Paese – in cui discutere dei problemi che il settore della piccola e media impresa editoriale si trova ad affrontare sia nel suo “essere impresa”, sia nel suo svilupparsi e crescere, nel suo confrontarsi con le profonde trasformazioni che riguardano il mercato, i canali di vendita e il raffronto tra i vecchi e i nuovi media."
Info www.plpl.it

mercoledì 9 novembre 2016

Penale. L'importanza della giustizia riparativa nella lotta alla recidiva. Il progetto Sicomoro.

Non esiste luogo del nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione, pace”.
Le parole di speranza di Papa Francesco risuonate il 5 novembre durante la celebrazione nella basilica di San Pietro in occasione del giubileo dei carcerati colpiscono il cuore di chi pensa di aver sbagliato almeno una volta nella propria esistenza e nessuno, credo, può sentirsi escluso da questa riflessione.




Mi piace partire dalle parole del Pontefice per introdurre l’argomento della giustizia riparativa.
Il diritto romano prevedeva la “actio in integrum restitutio” con la quale poteva ripristinarsi lo status quo ante eliminando gli effetti del contratto viziato dalla coercizione della volontà della parte danneggiata.
Il principio, tuttora applicato nell’ordinamento italiano all’art. 2058 del codice civile “risarcimento in forma specifica”, consiste nel mettere il danneggiato nelle stesse condizioni in cui si sarebbe trovato se l’illecito non si fosse verificato. La giustizia riparativa è strettamente legata alla ratio di questo istituto del diritto pretorile romano.
La realizzazione del modello di giustizia riparativa pone in primo piano l’autore del fatto criminoso e i danni provocati alla vittima del reato, si propone l’eliminazione delle conseguenze del reato mediante l’attività riparatrice posta in essere da costui.
Al centro dell’attenzione si trova il soggetto che ha commesso il reato al quale viene proposto di rimediare alla sua condotta criminosa e ai danni causati alle vittime.
Egli diventa un soggetto attivo e non più un mero destinatario di una sanzione per la condotta contra legem che ha tenuto nei confronti di singoli individui o della collettività.
La riparazione si concretizza mediante la restituzione in forma specifica del maltolto, il risarcimento del danno in forma pecuniaria o l’esecuzione di prestazioni in favore della vittima o di un servizio utile in favore della collettività.

Il concetto riparativo si differenzia nettamente dal concetto retributivo di giustizia per cui sono previste pene certe e proporzionate alla gravità del reato sancite dal legislatore mediante un codice di leggi mentre, riteniamo possa avere in comune l’intento, con il concetto riabilitativo di giustizia, che persegue lo scopo di riadattare il colpevole alla vita sociale al fine di evitare la reiterazione del reato, la recidiva.
La giustizia riparativa non è semplicemente una alternativa alla giustizia retributiva o rieducativa ma è una modalità di intervento sulla conflittualità sociale.
Gli intenti primari sono promuovere la riconciliazione tra vittime e colpevoli e favorire la riparazione del danno, ove possibile, da cui far derivare per la collettività un miglioramento del senso di sicurezza nella vita quotidiana e l’attenuazione dei conflitti sociali.
Il principale strumento operativo della giustizia riparativa è la mediazione tra l’autore del reato e la vittima.Le tecniche della mediazione penale permettono di passare da una situazione di conflitto ad un possibile riavvicinamento tra le parti e la presenza di una terza parte neutrale è fondamentale per facilitare il dialogo tra la vittima ed il reo in funzione della soluzione dei problemi derivanti dalla commissione del reato.Il reo verrà aiutato a comprendere la gravità del gesto compiuto e le relative conseguenze, la vittima a superare la propria sofferenza aprendosi nella condivisione di fronte a chi, pur non direttamente, l’ha causata.
La vittima, che spesso avverte la necessità di trovarsi di fronte a chi ha commesso il reato per chiederne ragione e motivazioni, assurge a protagonista dell’incontro come il reo.
Nel sistema italiano la persona offesa ha il ruolo di informare l’autorità giudiziaria nelle ipotesi di reati perseguibili a querela e può diventare un testimone fondamentale nel processo ma i suoi interessi sono presi in considerazione solo marginalmente.
Intento della giustizia riparativa è riconsiderare la vittima e metterla al centro dell’azione ristorativa favorendo la riconciliazione tra le parti.






In Italia questi principi sono stati assunti dall’Associazione Prison Fellowship Italia Onlus, nata nel 2009 in occasione della Conferenza nazionale Animatori del Rinnovamento nello Spirito Santo, dall’esperienza statunitense dell’organizzazione mondiale Prison Fellowship International che, a partire dal 1976 ha dato il via ad una missione di recupero dei detenuti, anche attraverso l’evangelizzazione delle carceri.
L’organismo internazionale ha dato risposta al crescente affollamento delle carceri in cui spesso di verificano episodi di violenza, difficoltà di condivisione di spazi il più delle volte inadeguati, finendo con il diventare concausa di azioni esasperate degli stessi detenuti.
L’Associazione (www.prisonfellowshipitalia.it) presieduta dal notaio Marcella Reni non ha scopo di lucro e si sostiene con le libere donazioni e opera grazie ad alcuni volontari, preparati attraverso corsi di formazione realizzati insieme a Prison Fellowship International, ha sviluppato e porta avanti concretamente il progetto Sicomoro.




Il progetto Sicomoro deve il suo nome all’episodio nel Vangelo di Luca (Lc. 19, 1-9), in cui l’evangelista racconta l’incontro tra Gesù e Zaccheo che, nascosto tra i rami del sicomoro, guarda passare Gesù credendo di non essere visto, ma viene scorto e riconosciuto da Gesù stesso che lo chiama per nome. Il riconoscimento di Zaccheo è il punto cardine di questo passo e avviene attraverso Gesù che si manifesta agli uomini, nessuno escluso, anche chi si è posto contro la legge di Dio e i volontari del progetto secondo questo esempio realizzano un percorso di riqualificazione della dignità umana che può portare benefici alle vittime, ai trasgressori, al sistema di giustizia penale, alla comunità.

Il Progetto Sicomoro punta ad un inserimento nella realtà carceraria che parte dalla condizione di uomo del detenuto a cui offrire una possibilità di riscatto e reinserimento nella comunità civile.Vittima e carnefice sono messi a confronto, dopo una fase di ricerca e discernimento sulla scelta dei soggetti con cui portare avanti il progetto, in un percorso di reciproca immedesimazione e conoscenza, attraverso una riabilitazione dei detenuti cui si accompagna in concreto la “giustizia restitutiva” in favore delle vittime.
Il progetto Sicomoro è organizzato come un percorso a tappe, con fasi di analisi e passaggi di crescita a cui si giunge dopo aver fatto propri i vari obiettivi di volta in volta raggiunti. Le otto sessioni, cui partecipano due facilitatori e un numero uguale di vittime e di detenuti, prevedono ognuna un tema affrontato e dibattuto a partire dalla Parola di Dio e da esempi concreti e semplici tratti dalla vita quotidiana.
Lo scopo primario del progetto è il recupero morale dell’autore del reato e la possibilità per le vittime di sanare le ferite ricevute aiutandole a superare la “schiavitù” generata dal rancore, spesso dall’odio e dal desiderio di vendetta preparando la via che porta al perdono.
In Italia il progetto è applicato da diversi anni con risultati del tutto positivi in vari istituti tra cui il carcere di Opera a Milano, la Casa circondariale di Rieti e nel carcere di Tempio Pausania ed è tuttora in fase di programmazione per l’anno 2017.

lunedì 7 novembre 2016

Tributi. Al via la rottamazione delle cartelle esattoriali, adesione entro il 23 gennaio 2017.


Al via oggi 7 novembre la possibilità di «rottamazione» delle cartelle esattoriali, esclusi gli avvisi bonari, già notificate ai contribuenti entro il termine del 23 gennaio 2017, l'adesione si fa mediante il modulo DA1 scaricabile sul sito www.gruppoequitalia.it che va compilato con la dovuta attenzione.

L'adesione alla DEFINIZIONE AGEVOLATA delle CARTELLE ESATTORIALI può essere fatta consegnando il modello presso le sedi di Equitalia oppure per chi ha la PEC inviandolo unitamente al proprio documento di identità.
Insieme ai dati personali il contribuente che aderisce dovrà indicare nel modulo prestampato gli estremi delle cartelle Equitalia e definire la modalità di pagamento, in unica soluzione oppure con la dilazione in massime quattro rate, l'ultima delle quali va saldata entro il 15 marzo 2018.
Con il modulo è possibile rinunciare ai ricorsi in commissione tributaria con giudizi pendenti.




Quanto alla PRESCRIZIONE applicabile ai tributi ricordo che per l'IRPEF, IVA e Irap è decennale mentre per l'IMU, Tari e i contributi Inps e Inail il termine è quinquennale dalla notifica della cartella esattoriale.
Tutte le cartelle esattoriali emesse dal 2000 al 2015 e non solo da Equitalia ma anche dai Comuni che avranno optato per concedere questa facoltà ai contribuenti rientrano nella .... magnanimità del legislatore.
Sono interessate anche le somme richieste per le infrazioni al codice stradale, il canone Rai, IRPEF, IVA, Irap e contributi Inps.

Equitalia dovrà rispondere alla richiesta di definizione agevolata entro sei mesi dalla pubblicazione del decreto quindi entro il 24 aprile 2017, comunicando l'importo complessivo dovuto e le singole rate, con la data di scadenza e i bollettini per il pagamento in unica soluzione o a rate.

Evidente l'interesse dello Stato a far cassa, ulteriormente, grazie a questa operazione tributaria, i cui termini integrali sono contenuti nel D.L. 193/2016, che dovrebbe rendere svariati milioni di euro in tempi brevi.

Occhio comunque alle valutazioni derivanti dalla propria posizione particolare prima di aderire.

Per l'esame della posizione personale e consulenza mail studiolegaledevaleri@gmail.com

domenica 23 ottobre 2016

Il circolo privato che svolge attività di intrattenimento e le autorizzazioni necessarie.

L’esercizio di un’attività di intrattenimento e spettacolo in un locale definito “club privato” apparentemente accessibile solo a una ristretta cerchia di aderenti ma in realtà aperto a chiunque sia disposto al pagamento della quota di adesione in assenza delle autorizzazioni amministrative integra il reato ex art. 681 codice penale “apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o trattenimento”.
La Corte di Cassazione, sezione I penale, sentenza n. 26526 del 24 giugno 2016 si è espressa a riguardo intervenendo in materia di sicurezza nei cosiddetti CIRCOLI PRIVATI dove si svolgono anche spettacoli.



Gli imputati, condannati in primo grado e in appello, avevano aperto un locale all’interno del quale consentivano, nella rispettiva qualita’ di legale rappresentante della società e di preposto una attivita’ di intrattenimento e spettacolo, con esibizione di un gruppo musicale, senza osservare le prescrizioni dell’autorita’ a tutela della pubblica incolumita’, in particolare omettendo di far verificare preventivamente dalla commissione tecnica la solidita’ e la sicurezza dell’edificio e l’esistenza di idonee uscite antincendio.
Rilevano i giudici di piazza Cavour che l’indicazione del locale aperto dai ricorrenti come la definizione "circolo privato senza finalita’ di lucro" adempie a una mera funzione descrittiva della denominazione formale dell’ente, e non corrisponde all’attribuzione di una qualita’ sostanziale di ente non lucrativo, riguardando la contestazione agli imputati la loro condotta consistita nello svolgimento (sotto le predette, apparenti, vesti formali) di una vera e propria attivita’ di intrattenimento e pubblico spettacolo, con l’esibizione di un gruppo musicale, come tale destinata a un pubblico indeterminato di avventori paganti (esorbitante da una mera festa privata con semplici finalita’ ricreative) e idonea percio’ ad integrare l’elemento oggettivo del reato ex art. 681 c.p.
I giudici di primo e di secondo grado avevano evidenziato, secondo quanto riportato nella deposizione di un teste oculare, che l’accesso al locale in cui si svolgeva lo spettacolo musicale era consentito indistintamente a qualsiasi avventore disponibile a compilare un modulo e a versare un corrispettivo in denaro all’atto dell’ingresso, contestualmente al rilascio di una tessera della cui funzione i clienti del locale apparivano del tutto ignari, e che costituiva un mero espediente per aggirare gli obblighi normativi imposti ai gestori di un esercizio aperto al pubblico.
Il principio di diritto affermato dalla Corte: integra il reato di cui all’art. 681 del codice penale l’esercizio, in assenza delle prescritte autorizzazioni amministrative, di un’attivita’ di intrattenimento e spettacolo in un locale formalmente concepito come club privato e come tale apparentemente accessibile solo a una ristretta cerchia di aderenti, ma sostanzialmente aperto senza discriminazioni a una generalita’ indeterminata di soggetti, e dunque a chiunque sia disposto al pagamento della quota di adesione richiesta.

Gli imputati erano entrambi presenti all’interno del locale in occasione del sopralluogo della polizia giudiziaria per cui risultavano direttamente e personalmente consapevoli dell’attivita’ concretamente esercitata e compartecipi della relativa gestione.
La titolarita’, allegata dai ricorrenti per effetto della presentazione della dichiarazione di inizio attivita’ al comune di Udine, di una autorizzazione alla somministrazione di alimenti e bevande, corrispondente a una generica licenza di pubblico esercizio, non esonerava gli imputati dall’obbligo di munirsi in via preventiva dell’autorizzazione necessaria all’esercizio di trattenimenti danzanti e soprattutto della licenza di agibilita’ del locale in cui si svolgeva l’attivita’, che deve essere rilasciata dalla commissione comunale di vigilanza previa verifica della solidita’ e della sicurezza dell’edificio e dell’esistenza di uscite pienamente adatte a sgomberare prontamente il locale in caso di incendio, prescritta dall’art. 80 del T.U.L.P.S. a tutela della pubblica incolumita’.

La sentenza impugnata in Cassazione dagli imputati riportava che, a seguito della presentazione della D.I.A., il funzionario responsabile del comune di Udine aveva comunicato ai responsabili del circolo che la relativa dichiarazione non esonerava i titolari dall’obbligo di munirsi dei nulla osta e delle autorizzazioni eventualmente prescritte da particolare disposizioni di legge, facendo specifico riferimento alla necessita’,in caso di esercizio di attivita’ di intrattenimento e spettacolo, di ricorrere preliminarmente alla verifica di agibilita’, solidita’ e sicurezza dei locali per cui gli imputati erano pienamente consapevoli degli obblighi ai quali erano tenuti, agli effetti della sussistenza dell’elemento psicologico del reato.
Il ricorso è stato respinto e confermata la condanna del legale rappresentante della società e del preposto alla pena pecuniaria di 15.000 euro di ammenda.


martedì 31 maggio 2016

Società. Start-up innovative e recupero imposte IRES e addizionale IRES.

L'Agenzia delle Entrate con la recentissima risoluzione n. 44/E del 30 maggio 2016 ha istituito e comunicato i codici tributo per il versamento delle somme dovute per il recupero delle imposte IRES e addizionale IRES per il settore energetico dai soggetti che hanno aderito al consolidato ovvero al regime di trasparenza fiscale, a seguito della decadenza dalle agevolazioni fiscali a favore degli investimenti in start-up innovative. 
L’articolo 29 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 aveva introdotto come noto alcune disposizioni in materia di incentivi fiscali all’investimento in start up innovative, consistenti in una riduzione delle imposte sui redditi derivante dalla concessione di detrazioni o di deduzioni, prevedendo le cause che provocano la decadenza da tali benefici.



Pertanto si evidenzia che qualora si configuri la decadenza dal beneficio della riduzione delle imposte sui redditi derivante dalla concessione di detrazioni o di deduzioni il soggetto interessato dovrà mediante modello F24 versare dette somme per i tributi indicati con i seguenti codici da inserirsi nella sezione Erario:
2016 - denominato "Recupero IRES per decadenza dalle agevolazioni a favore degli investimenti in Start up innovative - Soggetto consolidato o trasparente - art 29 del decreto legge n. 179/2012.
2017 - denominato "Recupero Addizionale IRES settore petrolifero e gas per decadenza dalle agevolazioni a favore degli investimenti in Start up innovative - Soggetto consolidato o trasparente - art. 29 del decreto legge n. 179/2012"
Avv. Luigi De Valeri
Assistenza e consulenza legale alle Start-up innovative e alle SRLS, rapporti societari e tutela proprietà industriale, esame bandi per il finanziamento di progetti.
studiolegaledevaleri@gmail.com

sabato 14 maggio 2016

Reti di Imprese. Bando Regione Lazio dal 17 maggio al 30 settembre 2016. Reti territoriali e reti di filiera.


Riprendo il tema del contratto di rete con cui due o più imprese si obbligano ad esercitare in comune una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali allo scopo di accrescere la reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato (art. 3, co. 4-ter, DL n. 5/2009, convertito Legge 33/2009 e s.m.i.).

E' stato presentato il bando regionale da 10 milioni di euro per sostenere reti d'imprese che comprendano attività economiche su strada come negozi, artigiani, mercati, bar, musei, cinema e teatri: l’obiettivo è quello di realizzare servizi per i cittadini e per le imprese con iniziative promozionali e di marketing territoriale.

La Regione sostiene la nascita di oltre 100 reti di imprese, saranno messe in rete almeno 3000 imprese laziali. Tra gli obiettivi, anche la possibilità di dar vita a piattaforme territoriali di attrazione turistica, mettendo insieme bellezza, prodotti tipici, artigianato, ristorazione. Tante le tipologie di attività previsteda quelle commerciali, artigianali e di vicinato ai mercati rionali alle attività culturali, fino al turismo. L’obiettivo dell’avviso è proprio quello di favorire la nascita, lo sviluppo e la sostenibilità di Reti di Impresa tra Attività Economiche su Strada: 

  • gli esercizi di vicinato;
  • gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande;
  • le attività artigianali e produttive;
  • i mercati rionali giornalieri e periodici;
  • le medie e le grandi strutture di vendita, alimentari e non;
  • le attività turistiche, di intrattenimento, sportive, culturali quali musei, cinema, teatri;
  • le attività professionali e di servizio;
  • le attività economiche svolte su aree pubbliche in generale, rientranti nell’ambito territoriale che delimita la Rete, ad esclusione dei centri commerciali e delle aree commerciali integrate.







Reti di Imprese Legge 33/2009 e s.m.i.


Le reti previste nel bando hanno due specificità:

Reti territoriali
, con la presenza in un territorio delimitato di un ampio addensamento urbano di offerta economica e di servizio su strada eterogeneo sotto il profilo dell’assortimento merceologico;

Reti di filiera, con la presenza di una molteplicità di attività economiche su strada appartenenti alla medesima specializzazione merceologica, o comunque organizzate secondo un percorso integrato dell’offerta.

La partecipazione al bando è un atto composito che avviene in accordo tra un soggetto promotore e i Comuni o i Municipi di Roma Capitale in cui insistono le reti individuate. 

Il soggetto promotore della Rete ha il compito di individuare la Rete ed elaborarne programma, denominazione e logo. 
Il programma di Rete predisposto dai soggetti promotori deve essere approvato dai competenti Comuni del Lazio o dai Municipi di Roma Capitale, che sono i soggetti beneficiari diretti dell’avviso pubblico e sono responsabili dell’approvazione del programma e di tutto quello che consegue.

L’avviso pubblico sarà aperto dal 17 maggio 2016 al 30 settembre 2016 ed è finanziato con 10 milioni di euro.

Il finanziamento massimo erogabile per ciascun programma di rete è pari a 100.000 euro, e gli interventi previsti all’interno del programma di rete dovranno essere realizzati entro 12 mesi dalla data di ammissione a finanziamento.

Fonte: www.regione.lazio.it

Assistenza e consulenza alle Reti di Imprese
Studio Legale DE VALERI Law Firm
Avv. Luigi De Valeri
studiolegaledevaleri@gmail.com
tel. 06.3210868 - 347.8013774

mercoledì 4 maggio 2016

Jus pro Arte. Il contratto tra artista e gallerista per la vendita delle opere d'arte.


I rapporti tra gli artisti e i galleristi.

Gran parte dei rapporti tra le gallerie e gli artisti sono regolati secondo lo schema tipico del contratto estimatorio, un contratto tipico utilizzato da chi vuole avere la disponibilità di merce per venderla senza accollarsi il rischio che rimanga invenduta non potendo prevedersi il buon esito dell'offerta al pubblico.
Facciamo il punto sulle peculiarità di questa forma contrattuale che deve essere attentamente ponderata dalle parti nei singoli contenuti pattizi, al fine di evitare successive controversie.






Il contratto estimatorio, regolato dagli artt. 1556,1557 e 1558 del codice civile, prevede che una parte (il cd. tradens) consegni una o più cose mobili all'altra (il cd. accipiens), mentre quest’ultima si obbliga a pagarne il prezzo o a restituirle nel termine stabilito.

Con la consegna delle sue opere l’artista non riceve subito il prezzo delle opere ma dovrà attendere l’esito dell’attività del gallerista che potrà non venderle in tutto o in parte, rimane tuttavia proprietario pur non potendo disporne.
Le parti dovranno concordare la percentuale sul ricavato della vendita delle opere che rimarrà di pertinenza del gallerista che a seguito dell'incasso verserà all'artista il residuo del prezzo corrisposto dall'acquirente.

L’accordo si realizza con la consegna delle opere dell’artista al gallerista che, se pattuito, provvederà alla promozione, pubblicazione su cataloghi ed esposizione finalizzata alla vendita con la facoltà di restituirle o pagare un prezzo convenuto entro un termine concordato.
Se il termine non è stato previsto si applica l’art. 1183 del codice civile secondo cui il creditore può esigere l’adempimento immediatamente, fatta salva la possibilità di ricorrere al giudice in mancanza di accordo tra le parti.


Attenzione al decorso del termine per la restituzione delle opere che fa cessare il diritto di esercitare la facoltà di restituirle all'artista e in tal caso l'obbligazione del gallerista potrà essere adempiuta solo con il pagamento del prezzo, così come nel caso di perimento dei beni prima della scadenza il cui rischio ricade su chi riceve le opere.
In caso di impossibilità di restituzione dei beni nella loro integrità chi li ha ricevuti in consegna non è liberato dall'obbligo di pagarne il prezzo, se la restituzione di esse nella loro integrità è divenuta impossibile per causa a lui non imputabile (art. 1557 c.c.).


Le parti potrebbero non aver provveduto alla stima delle opere consegnate, il che non è consigliabile, ma è opportuno che siano fissati dei prezzi minimi ai quali le parti debbano poi attenersi.
A carico del gallerista può essere posto l’obbligo del rendiconto che comporta la necessità di un conteggio delle cose consegnate e di quelle oggetto di restituzione all’artista.


Il contratto estimatorio si distingue da quello di “deposito per la vendita” che si configura quando il gallerista riceve le opere con l'obbligo di rispettare dei prezzi minimi di vendita, senza essere esonerato dall'obbligo di versare quanto effettivamente riscosso, salvo il suo compenso, se le vende a prezzi maggiori.




E. Bartezago (1820-1905)  "Sul campo di lavoro".



L’obbligazione del gallerista consiste primariamente nel pagamento del prezzo corrispondente al valore di stima dei beni e il decorso del termine per la restituzione fa solo venire meno il suo diritto di restituire le opere per cui solo pagando il prezzo adempirà la sua obbligazione.
In caso di impossibilità di restituzione dei beni nella loro integrità, la parte che li ha ricevuti in consegna non è liberata dall'obbligo di pagarne il prezzo, se la restituzione di esse è divenuta impossibile per causa a lui non imputabile (art. 1557 c.c.).
Dalla dazione delle opere, il contratto ha natura reale e si perfeziona con la consegna, l’artista non potrà disporne finchè e se saranno restituite dal gallerista che come detto può non riconsegnarle e pagarne il prezzo concordato.
Il gallerista può disporre delle opere ma non quale proprietario infatti nel contratto estimatorio la proprietà della cosa resta all’artista finchè non ne sia stato corrisposto il prezzo tanto che, a norma dell'art. 1558 c.c., le cose non possono essere, sino a quel momento, sottoposte a sequestro o a pignoramento da parte dei creditori del gallerista che non può considerarsi proprietario nemmeno del prezzo stimato quando in seguito alla vendita lo abbia riscosso, essendo tale prezzo il corrispettivo di cosa che a lui non apparteneva.


Giurisprudenza: Cass. civile II, 26 aprile 1990 n. 3485.
Ai fini della distinzione del contratto esti­matorio dal mandato è da considerare elemento caratteristico del primo, ai sensi dell'art. 1556 c.c., l'attribuzione alla parte, che ha ricevuto una o più cose mobili dall'altra, della facoltà di resti­tuirle (ove non ne paghi il prezzo alla scadenza del termine fissato), che va distinta dall'obbligo del mandatario di rimettere al mandante tutto ciò che ha ricevuto a causa del mandato, mentre non ha rilievo, al fine di escludere la sussistenza del contratto estimatorio, che a carico del ricevente sia stato posto l'obbligo del rendiconto, trattando­si di un obbligo non tipico del mandato ed invece compatibile con il contratto estimatorio, come è dato desumere dall'art. 1556 cit., che comporta la necessità di un conteggio delle cose consegnate e di quelle oggetto di restituzione.


Lo Studio è a disposizione per chiarimenti sulle vendite delle opere d'arte, l'assistenza nelle trattative per la pattuizione di contratti tra artisti e i galleristi:

Luigi De Valeri - Jus pro Arte

studiolegaledevaleri@gmail.com