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mercoledì 28 dicembre 2016

“L’ALTrA cucina… per un pranzo d’amore” 2016. La gioia entra nelle carceri italiane per Natale.


“…… (ero) carcerato e siete venuti a trovarmi” si legge nel vangelo di Matteo che ascoltiamo la domenica e che con difficoltà mettiamo in pratica per disinteresse e pregiudizio verso chi ha sbagliato ma non merita di essere dimenticato.

Un gesto concreto d’amore per i ristretti delle carceri di Roma, Opera a Milano, Modena, Salerno e Palermo si è ripetuto il 22 dicembre scorso grazie all’impegno dei volontari del Rinnovamento nello Spirito Santo e di Prison Fellowship Italia con l’apporto fondamentale di grandi chef italiani, giornalisti, attori e cantanti che hanno garantito la loro presenza nelle strutture carcerarie e l’intervento di alcuni sponsor.
L’evento ha ricevuto il patrocinio del Ministero di Grazia e Giustizia.

A Roma l’iniziativa “L’ALTrA cucina… per un pranzo d’amore” si è svolta presso la sezione femminile del Carcere di Rebibbia e ha visto la partecipazione gioiosa di oltre trecento detenute, con alcuni piccoli delle recluse, che nel corso di oltre due ore hanno fraternizzato e vissuto una giornata diversa che certamente rimarrà nella loro memoria, c'è chi ha gioito ma anche chi ha pianto, come anche nella nostra di volontari.


Il menù a Rebibbia (foto di Daniela Di Domenico, a. stampa RNS e Prison Fellowship Italia)


Durante il pranzo si sono succeduti gli sketch di Michele La Ginestra, Nino Taranto, Marco Passiglia e Francesca Di Cataldo che hanno divertito le detenute con la loro verve artistica.
Amedeo Minghi ha coinvolto le detenute e il personale carcerario con i suoi successi cantati dal vivo, poi gli artisti, tra cui gli attori Linda Batista e Antonio Palmese, e i volontari con il cappellino rosso stellato hanno cinto “the black apron” di Prison Fellowship Italia per servire i piatti, cucinati dalla chef Cristina Bowerman che ha preparato con l’aiuto del suo staff e di alcune detenute le prelibatezze del suo ristorante romano, alla lunghissima tavolata delle detenute preparata dai volontari.
La  conduttrice televisiva Arianna Ciampoli ha introdotto gli interventi sul piccolo palco allestito nel corridoio con la gioia e la capacità che le sono proprie grazie anche all’apporto del fonico Agostino Cossu che all'inizio con la sua chitarra ha scaldato i presenti da buon animatore del Rinnovamento nello Spirito.
Erano presenti al pranzo la direttrice del Carcere di Rebibbia Del Grosso che ha rivolto alle detenute un augurio speciale e il magistrato di sorveglianza che ha autorizzato l’iniziativa del pranzo di Natale.

I volontari con la chef Cristina Bowerman e gli artisti (foto Daniela Di Domenico)


E’ intervenuto il presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, Salvatore Martinez, che ha rivolto alle detenute parole di solidarietà e speranza ricordando i recenti interventi di Papa Francesco che, nel corso del giubileo, ha chiesto allo Stato un atto concreto di clemenza per i detenuti ritenuti idonei.
Martinez tra l’altro ha giustamente sottolineato che “alle detenute che pensano di aver ricevuto ‘qualcosa’, voglio dire che siamo noi che abbiamo ricevuto la gioia della fraternità, dell’amicizia e di essere una sola famiglia umana, al di là delle sbarre e al di qua di tutte le nostre prigionie” augurando che in questo Natale le detenute “possano avere cuori di carne e non di pietra, cuori che non siano lontani dal bene …. “questa è l’opportunità per scegliere il bene e per decidere di cambiare vita”.
Il presidente del Rinnovamento nello Spirito ha ricordato che “se non si comprende l’importanza di una vera conversione, se non si intraprende la strada del perdono di se stessi e di chi ci ha procurato del male, si rimarrà sempre dei prigionieri”.
La società civile presente in quest’occasione “non si è dimenticata dei detenuti, ma è entrata in carcere per ricordare a tutti che ogni vita è preziosa per Dio e che la dignità umana sempre merita non solo giustizia, ma anche misericordia”.

A conclusione del meeting per alcuni minuti si è susseguito l'applauso delle detenute e del personale carcerario agli artisti e ai volontari che hanno condiviso il pranzo donando un piccolo ma importante servizio.

Un augurio di pace e serenità a tutti i ristretti nelle case circondariali italiane, ai volontari e agli amici artisti che hanno condiviso il servizio spendendosi di persona.

Luigi De Valeri
Prison Fellowship Italia Onlus

mercoledì 9 novembre 2016

Penale. L'importanza della giustizia riparativa nella lotta alla recidiva. Il progetto Sicomoro.

“Non esiste luogo del nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione, pace”.
Le parole di speranza di Papa Francesco risuonate il 5 novembre durante la celebrazione nella basilica di San Pietro in occasione del giubileo dei carcerati colpiscono il cuore di chi pensa di aver sbagliato almeno una volta nella propria esistenza e nessuno, credo, può sentirsi escluso da questa riflessione.




Mi piace partire dalle parole del Pontefice per introdurre l’argomento della giustizia riparativa.
Il diritto romano prevedeva la “actio in integrum restitutio” con la quale poteva ripristinarsi lo status quo ante eliminando gli effetti del contratto viziato dalla coercizione della volontà della parte danneggiata.
Il principio, tuttora applicato nell’ordinamento italiano all’art. 2058 del codice civile “risarcimento in forma specifica”, consiste nel mettere il danneggiato nelle stesse condizioni in cui si sarebbe trovato se l’illecito non si fosse verificato. La giustizia riparativa è strettamente legata alla ratio di questo istituto del diritto pretorile romano.
La realizzazione del modello di giustizia riparativa pone in primo piano l’autore del fatto criminoso e i danni provocati alla vittima del reato, si propone l’eliminazione delle conseguenze del reato mediante l’attività riparatrice posta in essere da costui.
Al centro dell’attenzione si trova il soggetto che ha commesso il reato al quale viene proposto di rimediare alla sua condotta criminosa e ai danni causati alle vittime.
Egli diventa un soggetto attivo e non più un mero destinatario di una sanzione per la condotta contra legem che ha tenuto nei confronti di singoli individui o della collettività.
La riparazione si concretizza mediante la restituzione in forma specifica del maltolto, il risarcimento del danno in forma pecuniaria o l’esecuzione di prestazioni in favore della vittima o di un servizio utile in favore della collettività.

Il concetto riparativo si differenzia nettamente dal concetto retributivo di giustizia per cui sono previste pene certe e proporzionate alla gravità del reato sancite dal legislatore mediante un codice di leggi mentre, riteniamo possa avere in comune l’intento, con il concetto riabilitativo di giustizia, che persegue lo scopo di riadattare il colpevole alla vita sociale al fine di evitare la reiterazione del reato, la recidiva.
La giustizia riparativa non è semplicemente una alternativa alla giustizia retributiva o rieducativa ma è una modalità di intervento sulla conflittualità sociale.
Gli intenti primari sono promuovere la riconciliazione tra vittime e colpevoli e favorire la riparazione del danno, ove possibile, da cui far derivare per la collettività un miglioramento del senso di sicurezza nella vita quotidiana e l’attenuazione dei conflitti sociali.
Il principale strumento operativo della giustizia riparativa è la mediazione tra l’autore del reato e la vittima.Le tecniche della mediazione penale permettono di passare da una situazione di conflitto ad un possibile riavvicinamento tra le parti e la presenza di una terza parte neutrale è fondamentale per facilitare il dialogo tra la vittima ed il reo in funzione della soluzione dei problemi derivanti dalla commissione del reato.Il reo verrà aiutato a comprendere la gravità del gesto compiuto e le relative conseguenze, la vittima a superare la propria sofferenza aprendosi nella condivisione di fronte a chi, pur non direttamente, l’ha causata.
La vittima, che spesso avverte la necessità di trovarsi di fronte a chi ha commesso il reato per chiederne ragione e motivazioni, assurge a protagonista dell’incontro come il reo.
Nel sistema italiano la persona offesa ha il ruolo di informare l’autorità giudiziaria nelle ipotesi di reati perseguibili a querela e può diventare un testimone fondamentale nel processo ma i suoi interessi sono presi in considerazione solo marginalmente.
Intento della giustizia riparativa è riconsiderare la vittima e metterla al centro dell’azione ristorativa favorendo la riconciliazione tra le parti.






In Italia questi principi sono stati assunti dall’Associazione Prison Fellowship Italia Onlus, nata nel 2009 in occasione della Conferenza nazionale Animatori del Rinnovamento nello Spirito Santo, dall’esperienza statunitense dell’organizzazione mondiale Prison Fellowship International che, a partire dal 1976 ha dato il via ad una missione di recupero dei detenuti, anche attraverso l’evangelizzazione delle carceri.
L’organismo internazionale ha dato risposta al crescente affollamento delle carceri in cui spesso di verificano episodi di violenza, difficoltà di condivisione di spazi il più delle volte inadeguati, finendo con il diventare concausa di azioni esasperate degli stessi detenuti.
L’Associazione (www.prisonfellowshipitalia.it) presieduta dal notaio Marcella Reni non ha scopo di lucro e si sostiene con le libere donazioni e opera grazie ad alcuni volontari, preparati attraverso corsi di formazione realizzati insieme a Prison Fellowship International, ha sviluppato e porta avanti concretamente il progetto Sicomoro.




Il progetto Sicomoro deve il suo nome all’episodio nel Vangelo di Luca (Lc. 19, 1-9), in cui l’evangelista racconta l’incontro tra Gesù e Zaccheo che, nascosto tra i rami del sicomoro, guarda passare Gesù credendo di non essere visto, ma viene scorto e riconosciuto da Gesù stesso che lo chiama per nome. Il riconoscimento di Zaccheo è il punto cardine di questo passo e avviene attraverso Gesù che si manifesta agli uomini, nessuno escluso, anche chi si è posto contro la legge di Dio e i volontari del progetto secondo questo esempio realizzano un percorso di riqualificazione della dignità umana che può portare benefici alle vittime, ai trasgressori, al sistema di giustizia penale, alla comunità.

Il Progetto Sicomoro punta ad un inserimento nella realtà carceraria che parte dalla condizione di uomo del detenuto a cui offrire una possibilità di riscatto e reinserimento nella comunità civile.Vittima e carnefice sono messi a confronto, dopo una fase di ricerca e discernimento sulla scelta dei soggetti con cui portare avanti il progetto, in un percorso di reciproca immedesimazione e conoscenza, attraverso una riabilitazione dei detenuti cui si accompagna in concreto la “giustizia restitutiva” in favore delle vittime.
Il progetto Sicomoro è organizzato come un percorso a tappe, con fasi di analisi e passaggi di crescita a cui si giunge dopo aver fatto propri i vari obiettivi di volta in volta raggiunti. Le otto sessioni, cui partecipano due facilitatori e un numero uguale di vittime e di detenuti, prevedono ognuna un tema affrontato e dibattuto a partire dalla Parola di Dio e da esempi concreti e semplici tratti dalla vita quotidiana.
Lo scopo primario del progetto è il recupero morale dell’autore del reato e la possibilità per le vittime di sanare le ferite ricevute aiutandole a superare la “schiavitù” generata dal rancore, spesso dall’odio e dal desiderio di vendetta preparando la via che porta al perdono.
In Italia il progetto è applicato da diversi anni con risultati del tutto positivi in vari istituti tra cui il carcere di Opera a Milano, la Casa circondariale di Rieti e nel carcere di Tempio Pausania ed è tuttora in fase di programmazione per l’anno 2017.

mercoledì 7 dicembre 2011

Giustizia riparativa. Progetto Sicomoro. "Tra le mura dell'anima" presentazione Roma 9 dicembre 2011 Provincia di Roma, palazzo Valentini.


Se parliamo di giustizia riparativa piuttosto che il reato mettiamo in primo piano l'autore del fatto criminoso e i danni che ha provocato alle vittime, proponendo l'eliminazione delle conseguenze del fatto criminoso mediante un'attività che si concretizza, ove possibile, nella restituzione di quanto sottratto oppure in un risarcimento pecuniario o l'esecuzione di prestazioni a favore delle vittime o di un servizio utile alla comunità.
Nel diritto italiano i principi della giustizia riparativa sono applicati nel processo penale minorile e nei procedimenti penali di competenza del giudice di pace.

Ai lettori del blog segnalo con vivo piacere ed invito a partecipare all'incontro che avrà luogo venerdì 9 dicembre 2011 a Roma presso la sede della Provincia di Roma, Palazzo Valentini, via IV Novembre 119A, per la presentazione del libro scritto da Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia e direttore dell'Associazione Rinnovamento nello Spirito Santo, e Carlo Paris, membro del consiglio direttivo di P.F. Lombardia.
L'evento, aperto al pubblico, si svolgerà dalle 16.30 nella sala Mons. Di Liegro.

Il titolo del libro,Tra le mura dell'anima, Sabbia Rossa Edizioni, è significativo e le testimonianze raccolte dagli autori non lasceranno indifferenti i lettori, senza distinzioni di età o di cultura, rappresentando uno quadro fedele di una realtà poco conosciuta, spesso rimossa, occasione di riflessione e di crescita che si traduce in un insegnamento di vita.
Marcella e Carlo ripercorrono le tappe del primo progetto Sicomoro, il nome deriva dall'episodio del vangelo di Luca che vide protagonisti Gesù e Zaccheo, promosso in Italia da Prison Fellowship Italia svoltosi nel carcere di Opera a Milano.
I detenuti si sono incontrati, alla presenza di un equipe di tre facilitatori, volontari del progetto Sicomoro, per otto sessioni settimanali con i familiari delle vittime dei reati e hanno compiuto insieme un percorso di perdono, guarigione,rieducazione e restituzione.

Il progetto Sicomoro nasce all'interno di Prison Fellowship International, organizzazione cristiana, nata negli Stati Uniti nel 1976 a sostegno dei detenuti, oggi presente in 115 nazioni, nel 2010 è nata la sezione italiana, strumento di evangelizzazione all'interno delle carceri non solo a vantaggio dei ristretti ma anche quale sostegno per le vittime dei reati e i loro familiari.
L'obiettivo del progetto Sicomoro, che in Italia si è di recente concluso anche nella casa circondariale di Rieti, è comprendere,sanare le ferite,correggere, portare benefici alle vittime, ai trasgressori, al sistema di giustizia penale e alla comunità riducendo il rischio della recidiva dei reati.

Come consulente giuridico di Prison Fellowship Italia a coloro che vogliono conoscere gli scopi e le attività dei volontari del progetto Sicomoro e approfondire il tema della giustizia riparativa, nel diritto anglosassone definita Restorative Justice, segnalo i siti www.prisonfellowshipitalia.it e www.pfi.org

L'incontro di venerdì 9 dicembre è l'occasione per prendere coscienza attraverso le testimonianze degli autori, entrati personalmente nel carcere come facilitatori nelle sessioni del Progetto Sicomoro, di come si può superare il male compiuto e subito, i trasgressori possono ottenere il perdono tramite il pentimento e la restituzione del maltolto possibile e le vittime sono condotte sulla via della guarigione,il rinnovamento e la libertà dall'odio, verso il perdono.

Per tutti coloro che si trovano a Roma un occasione da non perdere.

Ai lettori del nord Italia segnalo il successivo incontro di presentazione del libro che si svolgerà a Torino il 20 gennaio 2012 alle ore 21.00 presso il teatro S.Secondo.
Il ricavato della vendita di "Tra le mura dell'anima", acquistabile in libreria o contattando la sede di Roma di PFIt, verrà impiegato per sostenere le spese del Progetto Sicomoro.

Associazione di volontariato Prison Fellowship Italia Onlus, via degli Olmi,62 00172 Roma, tel. 062305773 - mail segreteria@prisonfellowshipitalia.it