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mercoledì 20 aprile 2011

DIRITTO del LAVORO. Licenziamento. Durante la malattia si può uscire per brevi acquisti ?


Una recente decisione della Corte di Cassazione merita di essere proposta ai lettori del blog in quanto di sicuro interesse per i datori di lavoro e i dipendenti alle prese con la malattia durante il rapporto di lavoro.
Nel corso degli anni alcuni clienti, soprattutto i single, mi hanno chiesto se durante la malattia possono uscire di casa per brevi periodi per recarsi ad esempio a fare la spesa.
E' d'obbligo precisare che le decisioni delle sezioni della Suprema Corte di legittimità contengono principi, talvolta contrastanti tra loro nel tempo, che i giudici di merito, Giudice di Pace, Tribunale e Corte di Appello, possono assumere quale guida nelle loro decisioni optando per l'uno o l'altro orientamento sulla singola materia.
Ogni decisione va valutata con riferimento alle peculiarità del caso esaminato e in questa specifica controversia occorre fare attenzione alle circostanze della patologia da cui è originato lo stato di malattia.

Ebbene la sezione lavoro della Cassazione con la sentenza del 21 marzo 2011 n. 6375 ha dichiarato illegittimo il licenziamento erogato ad un lavoratore che durante la malattia era uscito di casa per camminare ...
E' necessario chiarire questa affermazione semplicistica che può lasciare interdetti.
La vicenda in questione riguarda un lavoratore che a causa di un infortunio aveva riportato la distorsione di una caviglia e dunque si era assentato dal lavoro producendo le relative certificazioni mediche a sostegno dello stato di malattia durato alcuni mesi.
Il datore di lavoro, evidentemente poco incline a dar fiducia al dipendente, lo aveva fatto pedinare scoprendo che costui si recava fuori di casa e ... camminava !

Da ciò la contestazione disciplinare seguita poi dalla decisione di comminare la più grave sanzione ovvero il licenziamento, basato sulla presunta incompatibilità del comportamento tenuto dal dipendente con la patologia comunicata al datore di lavoro per giustificare l'assenza.
La Suprema Corte, confermando la decisione della Corte di Appello di Torino che aveva dichiarato nullo il licenziamento accogliendo la domanda di reintegra e risarcimento del danno proposta dal lavoratore, ha evidenziato la mancanza di una violazione disciplinare a sostegno del licenziamento in quanto la malattia era supportata da certificazioni mediche pubbliche, tra cui i referti dell'INAIL, esami strumentali e diagnosi sia al momento dell'infortunio che a distanza di tempo a copertura di tutto il periodo di assenza dal lavoro.
Il lavoratore aveva rispettato il procedimento relativo alla comunicazione dello stato di malattia producendo a conferma dell'inabilità temporanea i relativi certificati nel corso dei mesi, il datore di lavoro avrebbe dovuto provare l'inattendibilità di tali attestazioni, seguendo la procedura prevista dall'art. 5 della L. 300/70, lo Statuto dei lavoratori, mediante visite di controllo che avrebbero potuto accertare l'inesistenza dell'incapacità lavorativa oppure un comportamento contrario al dovere del lavoratore di non rallentare la guarigione.
Nel caso particolare poi il lavoratore aveva seguito le indicazioni riabilitative del suo medico che aveva prescritto di compiere del movimento e dunque di ... camminare.
Il datore di lavoro attraverso i pedinamenti non aveva scoperto che il dipendente durante la malattia svolgeva altra attività lavorativa nè aveva fornito elementi tali da accreditare la malafede di costui "bensì la ripresa di alcune azioni della vita privata cioè di attività di una gravosità di cui non è evidente la compatibilità a quella di un'attività lavorativa a tempo pieno."

Ad ogni modo suggerisco ai dipendenti di rispettare gli orari di reperibilità attualmente vigenti, per i dipendenti pubblici si veda il D.M. 206 del 18 dicembre 2009 che prevede le fasce orarie 9.00-13.00 e 15.00-18.00 valide anche per i giorni non lavorativi e festivi, fasce superiori a quelle del settore privato, evitando ogni situazione che possa poi dare adito a contestazioni sullo stato di malattia.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Interessante decisione dei giudici su un tema di interesse comune per noi dipendenti alle prese con le regole da seguire quando siamo a casa in malattia.
Il caso in questione è comunque da riferire alla distorsione della caviglia causata dall'infortunio mentre altra sarebbe stata la valutazione del giudice in caso di patologie diverse.
Massimo da Lucca

Anonimo ha detto...

Questa volta il datore di lavoro ha dovuto cedere davanti ad un giudice corretto ed attento ma questo non sempre accade e io ne so qualcosa.
Maria una lavoratrice in difficoltà

Roberto (Roma) ha detto...

E' proprio il caso di dire che a volte non ti fanno neanchè camminare in santa pace...
Fermo restando la legittimità di verificare da parte dell'Azienda nelle fasce orario la malattia del dipendente, ci sembra corretto segnalare che la patologia inerente una malattia viene fatta valida da certificazione medica rilasciata da un professionista o da una struttura pubblica.
Quindi violare la privacy al di fuori di ciò ci sembra un abuso giustamente fatto notare dalla Suprema Corte dichiarando illeggittimo il provvedimento.
E ' che dire se questa camminata fosse stata prescitta da un medico per riabilitare la caviglia?

Frenzy63 ha detto...

Mi sembra giusto però pensare al datore di lavoro, alcuni mesi per una distorsione mi sembrano veramente troppi. Voglio vedere se il dipendente non avesse avuto lo stipendio assicurato. Oltretutto sappiamo come funzionano le visite all'Inail dove i medici non si prendono le loro responsabilità, basta che il lavoratore dice che gli gira la testa...