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mercoledì 24 dicembre 2014

Buon Natale, amico mio. Le parole di speranza di mons. Antonio Bello.

Natale del Signore 2014

Buon Natale, amico mio.




Buon Natale, amico mio: non avere paura. La speranza è stata seminata in te.

Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito.

E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello,

gelido come il tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese.

E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme.

E una foresta di speranze che sfida i venti densi di tempeste,

e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto le bufere portatrici di morte.

Non avere paura, amico mio.

Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato.

E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi.

Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, 

le tue bufere si placheranno,

e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, 

dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te.

(Servo di Dio mons. Antonio Bello)

In occasione del Santo Natale e in vista del nuovo anno formulo auguri di ogni bene a tutti i lettori, clienti e amici.

Luigi De Valeri

sabato 25 dicembre 2010

"Al vedere la stella essi provarono una grandissima gioia" (Mt. 2,10). Oggi è nato nella città di Davide il Salvatore.


Narra l'evangelista Matteo che i Magi gioirono alla vista della stella che indicava il luogo della nascita del Bambino, Colui che avrebbe salvato l'umanità.

Anche noi, credenti e non, possiamo unirci alla gioia di quel tempo lontano che è sempre attuale.
Ricondurre il Natale al suo vero significato spirituale, messo da parte dalla corsa al regalo e da altre presunte necessità suggerite dai mass media, è l'augurio che da questo blog desidero formulare a tutti i lettori.
L'opera presentata è un particolare della Natività di Filippo Lippi, realizzata probabilmente nel 1456 da uno dei maggiori protagonsti del Rinascimento toscano, è conservata nel museo civico di Prato.

Auguri di un sereno Natale di pace e di gioia da vivere in famiglia e per coloro che sono soli affidandosi al sostegno del Bambino Gesù.

martedì 29 dicembre 2009

"E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv. 1, 14a).


Dagli Apoftegmi dei Padri del deserto.

"Un monaco del deserto di Scete, nato da una famiglia di schiavi, ogni anno andava ad Alessandria per portare il salario ai suoi padroni e lavargli i piedi.
Costoro però non volevano che ciò accadesse e gli dicevano: "Padre, non fare questo".
Ma il monaco insisteva rispondendo "Io mi dichiaro vostro servo e pieno di gratitudine perchè mi avete lasciato libero di servire Dio."
Io voglio lavarvi i piedi e voi accettate questo mio salario."

Essi allora lo lasciarono fare e lo congedarono con grande onore.
"

In questo tempo di gioia per la nascita di Gesù, che incarnandosi ha permesso la salvezza di noi tutti, senza distinzioni di ceto, razza o religione, ricordando con il titolo del post il prologo del Vangelo di Giovanni, è mia intenzione accantonare gli abituali temi giuridici del blog invitando il lettore a meditare su un apoftegma dei Padri del deserto.

La breve massima fa riflettere sul valore dell'umiltà,sulla riconoscenza e sull'uguaglianza fra tutti gli uomini.
Ho scelto di arricchire il post con l'affresco della fine del Quattrocento di Bernardino di Betto detto Pinturicchio "Natività con S.Girolamo" conservato nella splendida Basilica di S.Maria del Popolo a Roma.

Ma chi erano i Padri del deserto e cosa sono gli apoftegmi ?
Venivano chiamati Padri del deserto quei monaci eremiti che nel IV secolo d.c., giunta finalmente la pace nell'impero di Costantino, lasciarono le città per vivere nel deserto della Palestina, dell'Egitto o della Siria.
Il primo e più ricordato tra questi monaci fu Antonio il Grande.
Costoro volevano vivere la fede cristiana con rigore ed ebbero vari discepoli e i loro detti, gli apoftegmi, permettono di conoscere la spiritualità di questi anacoreti.
Il termine apoftegma deriva dal verbo greco "apophthenghésthai" che significa "enunciare una sentenza" e dunque vuol dire "detto,sentenza,massima", viene riferito ad una frase o sentenza che racchiude in sintesi una verità e fa riferimento ad una situazione storica con personaggi reali, è una specie di sentenza enunciata dal protagonista in risposta ad una affermazione di un altro soggetto.
La Bibbia contiene libri apoftegmatici come i Proverbi e celebri sono gli Apoftegmi dei Padri del deserto costituendo una fonte preziosa per la storia della spiritualità e le origini del monachesimo cristiano.

Al termine di questa dovuta intromissione nella spiritualità (ma potrei dire di avervi proposto sempre una "sentenza" anche se dai contenuti assai più importanti di quelle elaborate dai giudici ...) è mio dovere augurare a tutti coloro che visitano il blog, anche occasionalmente, un sereno e felice Natale 2009 e a chi ha perso il lavoro nell'anno che sta terminando di ritrovarlo nel 2010, grazie, non solo all'intervento di chi governa o comunque degli uomini, ma all'aiuto di Colui che tutto move (Dante, Par.1)e sul quale tutti possiamo confidare nelle difficoltà della vita.

Buon Natale e felice Anno nuovo
ovvero per chi, come me, ha un debole per il latinum
"Natale hilare et Annum Faustum!"
Aloysius